La Cina fa evolvere il suo yuan digitale appoggiandosi sulla blockchain

La corsa globale alle valute digitali delle banche centrali (CBDC) entra in una fase decisiva. Lu Lei, membro del comitato del Partito e vicegovernatore della Banca Popolare Cinese, ha rivelato la nuova roadmap strategica di Pechino

Attraverso un “piano d’azione” ambizioso, annuncia una trasformazione profonda dello yuan digitale (e-CNY) per il 2026, mirando a una fusione inedita fra la solidità del sistema bancario e la flessibilità della blockchain, subito dopo aver recentemente presentato la strategia di trasformazione dell’e-CNY dallo stadio di semplice “contante digitale” a quello di “moneta bancaria”.

È una presa di posizione che si inserisce in un momento chiave per la finanza digitale. Basandosi sulle direttive del Comitato Centrale del PCC, Lu Lei ha presentato il quadro strategico che guiderà l’avvenire dello yuan digitale. Lungi dall’essere un aggiornamento tecnico, questo piano mira, per usare le sue parole, a “accelerare la costruzione di una nazione finanziaria forte”.

Una lucida constatazione di fronte alle sfide della digitalizzazione

Secondo Lu Lei, l’urgenza di evolvere parte da una constatazione macroeconomica elaborata dopo la crisi del 2008. L’emergere rapido degli asset digitali e delle criptovalute “testimonia la digitalizzazione e la modernizzazione dell’economia”, riconosce. Tuttavia, secondo lui, genera anche delle minacce come “il sistema bancario ombra e la disintermediazione finanziaria”.

Di fronte a queste sfide, il vicegovernatore afferma che la Cina si è distinta come pioniera: 3,48 miliardi di transazioni e un ammontare complessivo di 16.700 miliardi di yuan a fine novembre 2025.

Nonostante ciò, Lu Lei insiste: per consolidare il modello, bisogna oltrepassare lo stadio sperimentale e rispondere alle “sfide teoriche e pratiche comuni” alle quali fanno fronte tutte le banche centrali.

Un’evoluzione significativa: dal contante elettronico al deposito bancario 2.0

Il cuore della riforma voluta da Lu Lei risiede nella natura stessa della moneta. Finora considerato come contante digitale, il futuro e-CNY muterà.

“Il futuro yuan digitale sarà un metodo di pagamento e di circolazione digitale moderno, emesso e messo in circolazione all’interno del sistema finanziario”, spiega Lu Lei. Precisa che questa nuova versione avrà “le caratteristiche delle passività delle banche commerciali”.

In altre parole, il vicegovernatore ufficializza il passaggio a una versione “2.0”: i fondi in yuan digitale saranno ormai trattati come depositi bancari, beneficiando delle stesse garanzie di sicurezza e potendo anche generare interessi, una rottura significativa con il modello del contante che non frutta nulla.

Una fusione inedita fra blockchain e gestione centralizzata

È sulla questione tecnologica che le dichiarazioni di Lu Lei sono più illuminanti. Mentre il dibattito si infiamma spesso fra gestione centralizzata (conti bancari) e decentralizzazione (blockchain), il vicegovernatore rifiuta di mettere in opposizione i due mondi.

Lu Lei sottolinea prima di tutto i limiti di una visione purista: “Attualmente, i cripto asset e le stablecoin utilizzano delle tecnologie basate sul valore come approccio fondamentale, il che ha condotto all’idea diffusa che solo l’utilizzo della blockchain costituisca una vera moneta digitale.

D’altronde, il vicegovernatore sostiene un’architettura ibrida. “Assicurare la compatibilità fra questi due modelli costituisce una questione centrale”, dichiara, prima di spiegare in dettaglio i punti di forza specifici delle tecnologie a registro distribuito (DLT) che conta di sfruttare:

“Conviene avvalersi della blockchain che, per la sua immutabilità e tracciabilità, permette di ridefinire il modello di fiducia. Offre dei grandi vantaggi per integrare i flussi di capitali in contesti complessi, in particolare per il trasferimento dei diritti di proprietà, la registrazione delle transazioni e la supply chain finance”, ha spiegato.

Secondo il piano presentato, la Cina creerà un centro operativo internazionale per lo yuan digitale a Shanghai. Questo hub utilizzerà una piattaforma di servizi blockchain per permettere innovazioni come “l’emissione, la registrazione, la custodia e il regolamento online di titoli” o ancora la negoziazione delle quote di emissione di carbonio.

La tecnologia blockchain servirà in questo caso a ridurre i costi legati all’accertamento dei diritti e alla garanzia della fiducia in scenari complessi e transfrontalieri.

Sicurezza e vigilanza: i “baluardi” del sistema

Lu Lei è categorico: l’innovazione non deve essere fatta a discapito della sicurezza. Impiega termini forti, che evocano la necessità di rinforzare i “frangiflutti” e i “baluardi” per proteggere il sistema finanziario.

Insiste su una rigida separazione dei poteri: “La Banca Popolare Cinese istituirà un comitato di gestione dell’RMB digitale incaricato di coordinare le attività”, mentre dei centri operativi gestiranno gli aspetti tecnici.

Inoltre, annuncia l’integrazione di nodi dedicati alla vigilanza nella piattaforma di servizi blockchain, per permettere un monitoraggio in tempo reale grazie ai big data e all’intelligenza artificiale.

In conclusione, la strategia rivelata da Lu Lei per il 2026 è quella di una maturità tecnologica. Rifiutando il dogmatismo tecnologico, colloca lo yuan digitale come uno strumento utile, capace di trarre il meglio dalla blockchain per gli scambi complessi, conservando allo stesso tempo la stabilità del sistema bancario per il quotidiano. “Il suo obiettivo primario è servire l’economia reale”, ricorda, tracciando così la via cinese verso una finanza modernizzata.

Fonte: Finance Sina

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