Il Turkmenistan apre la strada al mining di criptovalute regolamentato

Il Turkmenistan compie un passo decisivo nella sua transizione digitale legalizzando, a partire dal primo gennaio 2026, il mining di crypto-asset. Ricco di risorse energetiche ma storicamente prudente rispetto a queste tecnologie, il Paese implementa un quadro normativo rigoroso.

Questa strategia mira a strutturare un’attività in piena espansione senza tuttavia rinunciare al controllo statale.

Una roadmap 2026-2030 per strutturare gli asset digitali e il mining

Durante una riunione governativa tenutasi in modalità virtuale il 21 novembre, il vicepresidente del Consiglio dei ministri H. Geldimyradov ha presentato una roadmap 2026-2030 volta a disciplinare gli asset digitali e l’introduzione delle tecnologie di mining in Turkmenistan.

Il documento prevede la creazione delle basi giuridiche, tecnologiche e organizzative del mercato degli asset digitali, integrando al contempo l’analisi delle esperienze internazionali, lo sviluppo delle infrastrutture energetiche e di comunicazione, l’attrazione di capitali e l’avvio di progetti pilota.

Un’attenzione particolare è riservata alla cybersicurezza, all’efficienza energetica e alla formazione di specialisti qualificati. Elaborata su istruzione del presidente Serdar Berdimuhamedov, con le raccomandazioni dell’Hero-Arkadag, la roadmap prevede anche la creazione di una commissione statale dedicata a coordinarne l’attuazione.

Una regolamentazione rigorosa del mining, degli exchange e della pubblicità crypto

Firmata dal presidente Serdar Berdimuhamedov il 28 novembre scorso, la legge classifica gli asset digitali come beni e non come una valuta ufficiale. Che siano garantiti da un asset o meno (come Bitcoin, che non lo è), sono strettamente riservati all’investimento. È quindi vietato utilizzarli per pagare acquisti di beni o servizi.

Il mining di criptovalute è autorizzato sotto due forme: imprenditori individuali e persone giuridiche, a condizione di una registrazione obbligatoria presso la Banca centrale, online, con un certificato a durata illimitata.

Inoltre, i miner devono utilizzare apparecchiature conformi, disporre di un portafoglio crypto sicuro e rispettare norme tecniche e di sicurezza. Il mining clandestino e l’uso della potenza di calcolo di terzi sono severamente vietati.

Inoltre, le piattaforme di scambio e i prestatori di servizi relativi agli asset digitali dovranno operare con una licenza della Banca centrale e applicare rigorose procedure di verifica dell’identità (KYC) in conformità alle normative antiriciclaggio.

Il testo impone inoltre severe restrizioni sull’uso dei simboli dello Stato e disciplina rigorosamente la pubblicità crypto, che dovrà segnalare i rischi, escludere qualsiasi promessa di facile arricchimento e precisare che gli asset digitali non sono garantiti dallo Stato.

Una diversificazione economica ed energetica sotto controllo statale

Possedendo una delle più grandi riserve mondiali di gas naturale, il Turkmenistan intende sfruttare i suoi surplus energetici destinandoli a usi ad alto valore aggiunto, in particolare al mining di criptovalute.

Ispirandosi al modello del Kazakistan, il Turkmenistan mira ad attrarre capitali esteri per ridurre la propria dipendenza strutturale dalle esportazioni di gas. La strategia si basa sulla trasformazione dell’energia locale in asset digitali: alimentando centri di mining, lo Stato si dota di una leva di crescita alternativa ad alto valore aggiunto.

Questa apertura è tuttavia accompagnata da rigorose misure di salvaguardia. La regolamentazione riflette una doppia strategia: una volontà di diversificazione economica accompagnata da una certa diffidenza verso la decentralizzazione.

Il successo di questa transizione dipenderà da un delicato equilibrio tra attrattività finanziaria e rigidità amministrativa. Imponendo le proprie regole, il Turkmenistan integra l’innovazione tecnologica, ma la subordina strettamente al controllo statale.

Fonti: Turkménistan Golden Age, Turkménistan Neutre

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