La Russia avvia una fase chiave nella regolamentazione degli asset digitali. La Banca centrale ha proposto al governo un quadro volto a disciplinare l’acquisizione e la circolazione delle criptovalute e le attività degli intermediari. Questo progetto potrebbe ridefinire profondamente l’ecosistema crypto russo entro il 2026.
Un asset monetario tollerato ma rischioso, vietato come mezzo di pagamento
Nella sua visione normativa, pubblicata in un comunicato stampa, l’istituzione adotta un approccio ibrido. Da un lato, il progetto sancisce il riconoscimento delle valute digitali e delle stablecoin, autorizzandone di fatto l’acquisto e la vendita libera. Dall’altro, pone un limite invalicabile: questi asset non potranno in alcun caso essere utilizzati come mezzo di pagamento sul territorio nazionale, con il rublo che mantiene il suo monopolio assoluto.
“Sebbene riconosciute come asset monetari acquistabili e vendibili, le criptovalute restano vietate nei pagamenti nazionali”, afferma la Banca centrale russa.
Inoltre, l’istituzione insiste sull’assenza totale di meccanismi di tutela, sottolineando che questi asset non sono garantiti da alcuna giurisdizione e restano fortemente esposti alle sanzioni internazionali. Il tono è peraltro inequivocabile: l’autorità ricorda che “continua a considerare le criptovalute come uno strumento ad alto rischio”.
Il messaggio è dunque chiaro per chiunque voglia avventurarvisi: “Gli investitori devono essere consapevoli di assumersi il rischio di una potenziale perdita dei propri fondi”.
Un’apertura regolamentata agli investitori privati e professionali
Secondo la Banca centrale russa, il mercato dei crypto-asset sarà aperto a tutte le tipologie di investitori, che siano esperti o no, ma con regole differenziate per ciascuno. L’idea è chiara: ampliare l’accesso alle criptovalute proteggendo al contempo gli investitori meno esperti da rischi a volte complessi da gestire.
Gli investitori non qualificati potranno acquistare solo le criptovalute più liquide, definite secondo criteri stabiliti dalla legge. L’accesso sarà subordinato al superamento di un test di conoscenza, con un limite di investimento fissato a 300.000 rubli all’anno, tramite un unico intermediario autorizzato.
Dal canto loro, gli investitori qualificati beneficeranno di possibilità di investimento molto più ampie, con l’accesso a quasi tutte le criptovalute, ad eccezione di quelle progettate per nascondere le transazioni. Pur non essendo soggetti a limiti di volume, dovranno anch’essi superare un test volto a verificare la loro piena comprensione dei rischi associati a questi asset.
“Gli investitori non qualificati saranno autorizzati a investire fino a 300.000 rubli all’anno, previo superamento di un test, mentre gli investitori qualificati potranno operare senza limiti di volume sull’intero mercato, con l’eccezione delle criptovalute anonime”, precisa l’istituzione nel comunicato.
Un calendario legislativo graduale fino al 2027
L’attuazione della riforma seguirà un calendario graduale. Il progetto prevede “l’elaborazione di un quadro legislativo entro il 1° luglio 2026”.
Seguirà una fase transitoria prima dell’inasprimento delle misure. A partire dal 1° luglio 2027, le autorità intendono “introdurre un regime di responsabilità per le attività illegali degli intermediari del mercato delle criptovalute, analogo a quello previsto per le attività bancarie illegali”.
Il testo apre inoltre la strada alla circolazione degli asset finanziari digitali (DFA) su reti aperte, con l’obiettivo di attrarre investimenti esteri.
Verso una normalizzazione progressiva del mercato crypto russo
Nel complesso, questo progetto di legge pone fine all’ambiguità voluta che regnava finora a Mosca. La Banca centrale russa accetta di socchiudere la porta alle criptovalute, ma lo fa con cautela: la priorità è chiaramente attribuita alla stabilità piuttosto che alla speculazione incontrollata.
Si tratta di un approccio pragmatico in linea con la tendenza globale: le criptovalute vengono integrate nel sistema finanziario, ma senza mai essere riconosciute come una “vera” moneta. Per gli investitori russi, si tratta di un cambiamento significativo. L’era del “Far West” è finita: ora è il turno di un mercato regolamentato, limitato e sottoposto a stretta supervisione.
Fonte: Banca centrale russa


