Tether bloccato nel suo tentativo di acquisizione della Juventus

Il gigante delle stablecoin Tether (USDT) ha tentato di acquisire la squadra della Juventus. Il fallimento di questo tentativo rischia di avere numerose ripercussioni.

Venerdì 12 dicembre 2025, il gigante delle stablecoin Tether (USDT) ha presentato un’offerta per l’acquisizione della squadra torinese Juventus. In un comunicato pubblicato il giorno dopo, Exor non si è fatto attendere per rifiutare l’offerta in blocco. “Exor riafferma la sua precedente e costante dichiarazione di non avere alcuna intenzione di vendere nessuna delle sue azioni della Juventus a terzi, compresa la società salvadoregna Tether.”

L’offerta di Tether, peraltro generosa, proponeva 1,1 miliardi di euro per l’acquisto dell’integralità delle azioni di Exor nella Juventus. Queste azioni rappresentano il 64,5% del capitale del club. Il prezzo proposto da Tether, 2,66 euro per azione, era ben superiore alla quotazione del titolo Juventus Torino alla chiusura della Borsa di Milano, venerdì 12 dicembre, quando era stimata a 2,19 euro.

Un’acquisizione importante per Paolo Ardoino

Peccato per il CEO di Tether, Paolo Ardoino, che non ha nascosto il suo attaccamento alla “Vecchia Signora”. “Sono cresciuto con questa squadra”, ha dichiarato. Da bambino, ho imparato cosa significavano l’impegno, la resilienza e la responsabilità guardando questa squadra affrontare il successo, come l’avversità, con dignità. Questi insegnamenti sono rimasti con me ben oltre il fischio finale”. Un fischio finale dal quale ha, per il momento, difficoltà a riprendersi.

Un crollo al di sotto dei 300 miliardi

Temendo che questo fallimento avesse un impatto sulla valutazione del gruppo, alcuni investitori di Tether hanno tentato di vendere le loro parti nell’immediato, a livelli largamente inferiori alla valutazione teorica dell’impresa. Quest’ultima era fino a quel momento stimata intorno ai 500 miliardi di dollari.

Tether ha posto un freno, assicurando che “queste iniziative non proseguiranno”. Ciò non ha comunque impedito che la valutazione della società scendesse al di sotto dei 300 miliardi di dollari.

Un contesto di raccolta di capitali per 20 miliardi

Brutto tempismo: questi eventi intervengono mentre l’impresa prevede una raccolta di capitali da circa 20 miliardi di dollari. L’obiettivo dichiarato è attirare investitori “strategici”, senza definire una tempistica per una possibile quotazione in Borsa. Di conseguenza, “sia i nuovi che gli attuali investitori potrebbero dover attendere degli anni prima di poter disinvestire”.

Un’occasione mancata per Tether

Questo fallimento, per Tether, al di là delle lacrime di coccodrillo del suo CEO Paolo Ardoino, è un’occasione mancata. Infatti, l’acquisizione di un club di calcio popolare come la Juve avrebbe permesso a Tether di prendere due piccioni con una fava.

In primo luogo, l’impresa di stablecoin avrebbe potuto introdurre progressivamente l’USDT in molti pagamenti (biglietteria, merchandising, sponsoring etc.), al fine di accentuare la sua presenza nel mondo istituzionale.

Inoltre, avere una vetrina così pubblica come la Juve, avrebbe potuto anche dissolvere (almeno a prima vista) la nebbia che avvolge Tether, migliorando la loro trasparenza. E ciliegina sulla torta, dopo il settore del gaming, il secondo a gettarsi sulle criptovalute è il settore sportivo, in particolare del calcio. L’acquisizione della Juventus avrebbe quindi anche permesso a Tether di imporsi come la prima scelta in questo settore ancora nuovo alle criptovalute. Ma da questo punto di vista, l’affare ha fatto abbastanza rumore da riecheggiare presso i tifosi, e Paolo Ardoino ha potuto vendersi come tifoso innamorato della Juve. Tether forse non ha vinto la sua scommessa, ma probabilmente è un po’ presto per dire che l’ha persa.

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